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"non immaginate che si debba essere tristi per essere militanti, anche se quello che si combatte è abominevole. E' il legame del desiderio con la realtà a possedere una forza rivoluzionaria" ****************************** quanta spontaneità nei nostri modi schietti, nelle movenze, i completini perfetti; quando uno è naturale è naturale...

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lunedì, 28 aprile 2008

EuroMayDay 2008

Rivendicare reddito, casa, sapere libero, diritti e libertà di movimento. Portare in strada i corpi e quella creatività che nonostante tutto non riusciranno a distruggere. Immaginare la possibilità di spezzare le catene del ricatto lavorativo, dello sfruttamento e della repressione. Ripensare il lavoro in Europa a partire dai e dalle migranti che vivono la precarietà e lo sfruttamento nelle loro forme più intense. Riprenderci la parola, ma anche le immagini, i suoni, le coreografie. Anche quest'anno Euromayday: perchè noi valiamo!

[deceptacon]



[...] La precarietà picchia duro, nel lavoro e nella vita. Non è “sfiga”. Non è cosa passeggera. Non è un problema sociale tra gli altri ne' un titolo di un giornale. Non è semplicemente la perversa proliferazione di contratti atipici ne' un dazio che le giovani generazioni sono costrette a pagare per entrare nel mercato del lavoro.

È il modo contemporaneo di produrre la ricchezza, di sfruttare il lavoro, di asservire ogni stilla della nostra vita al profitto delle imprese. La precarizzazione è la crisi della rappresentanza politica e sindacale del lavoro e nel sociale, e segna un punto sulla linea del tempo rispetto al quale non si può tornare indietro. È il punto da cui è necessario ripensare e sperimentare nuove forme e strategie di lotta; contro lo sfruttamento, le gerarchie e le povertà.

Una lotta che parli chiaro e a voce alta, perché ricca di tutto ciò che la precarizzazione nega e riduce al silenzio. Negli ultimi anni, l'EuroMayDay ha costruito, in Italia e in Europa, uno spazio politico e sociale, condiviso, in cui la presa di parola e il protagonismo dei precari e delle precarie, senza mediazioni e mediatori, ha sperimentato forme inedite di visibilità, comunicazione e conflitto.

Ma la Mayday è un processo sociale che si evolve di anno in anno, per tutto l'anno, e questa edizione, a Milano, rilancia a partire dal protagonismo dei migranti. Il lavoro migrante rivela i segreti della precarizzazione. Il controllo dei confini produce gerarchie spesso razziste tra regolari e irregolari, tra buoni e cattivi, criminalizzati dalle retoriche della guerra e della sicurezza che servono solo a non parlare di coloro che di lavoro muoiono, senza nessuna sicurezza.

La specificità dei migranti è vivere una doppia precarietà. Dentro e fuori i luoghi di lavoro il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro li ricatta, i Cpt e le espulsioni li minacciano costantemente. La loro condizione riguarda però tutto il lavoro, è una leva fondamentale della precarizzazione perché alimenta la frammentazione, perché riduce gli spazi di libertà e le possibilità di lotta. Ma in questi anni il protagonismo dei migranti ha prodotto esperienze significative di lotta autonoma in nome della libertà di movimento. [...]

da EuroMayDay 2008


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un imbattibile al giorno, saperi in gioco, domani è un altro giorno, litalia è il paese che amo


martedì, 22 aprile 2008

La Casa del Popolo delle Libertà

“Penso all'Udc. Facendo opposizione insieme alle altre forze, potremo fare ripartire quella sfida riformista che l'Italia non ha mai conosciuto fino ad oggi” - Walter Veltroni

Adornato, Pasolini, Veltroni
Si ritroveranno, ricorderanno la gioventù, la "meglio" naturalmente, non il fatto di aver militato in un partito glorioso ma anche stalinista... Veltroni (Pd) e Adornato (Udc) si ritroveranno nella nuova Casa del Popolo (delle Libertà) condividendo l'assunto che essere di Sinistra oggi sia come andare contro la corrente della storia. Mentre loro, finalmente di nuovo insieme, potranno fare un'opposizione responsabile ma anche sugli scudi (crociati).


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ieri è un altro giorno, la lunga notte


venerdì, 18 aprile 2008

Cadute, conflitti e culture

di Renato Nicolini ["il manifesto", 16-04-2008]

Solo chi cade può risorgere, solo per chi è disperato è stata inventata la speranza, le citazioni consolatorie possono essere tante.
Personalmente, non credo abbiamo bisogno di consolazioni, ma di capire che la ragione profonda della sconfitta senza precedenti di queste elezioni (scomparsa parlamentare della Sinistra Arcobaleno, e maggioranza senza precedenti di Berlusconi), è dipesa da qualcosa che va oltre la politica, oltre le responsabilità dei leader Veltroni e Bertinotti, e scopre un deficit di cultura.
Un paese passivo, perfettamente malleabile dal potere. Penso in primo luogo allo scarto tra le previsioni (e il comportamento da candidato americano, imperativo categorico l'ottimismo) di Walter Veltroni e i risultati. Prima di comunicare, applicando con zelo le migliori tecniche e i migliori slogan americani, bisogna aver capito la realtà; e per capire la realtà bisogna essere aperti al mondo. Semplificare non aiuta: può rivelarsi un pericoloso autoinganno, consistente nel tagliare - considerandola trascurabile - la parte di realtà che non rientra nei propri schemi. Il Partito democratico deve perciò riflettere seriamente sulla democrazia. Non dico ripartendo da La libertà comunista di Galvano della Volpe, ma quasi. La democrazia non consiste nell'unità del proprio gruppo parlamentare, altrimenti il Pci di Togliatti sarebbe stato il massimo. Non c'è democrazia senza conflitto. Il conflitto ha una funzione insostituibile nella società (e dunque anche nei partiti che vogliono rappresentarla), consente l'espressione politica delle ragioni di disagio. Ecco perché la democrazia non consiste nella compattezza della maggioranza, nelle ossessioni della governance e della durata, nell'utopia della politica pura, quasi al di sopra delle parti . Ma - esattamente al contrario - nella discussione, nella partecipazione, nell'autogestione, nella politica che entra schierandosi in ogni piega della società, che mette in luce il rimosso e lo scomodo. Non è una cosa nuova. Mi pare fosse già la strada che indicava il '68, col suo spostamento dell'asse della politica nella direzione delle libertà civili (il personale è politico) - qualcosa che in Italia è stato abbandonato dopo i referendum su divorzio e aborto, come schiacciata dal peso economico - simbolico dell' austerità - e che invece costituisce l'appeal profondo della Spagna di Zapatero. È la strada che può sicuramente riportare l'Italia in Europa, piuttosto che coltivare l'illusione (metà dimessa metà luciferina) di una via italiana diversa da tutte le altre, ennesima rivisitazione in calando dell'impossibile ossimoro del «compromesso storico». La cultura italiana è oggi subordinata rigidamente al politico. Dalla Rai di Petruccioli a quel che resta dell'ex Hollywood sul Tevere e del cinema italiano, dai teatri pubblici affidati a manager anziché ad artisti (con la correzione mediatica della presenza in veste di consulenti-testimonial di popolari volti noti ) alle Soprintendenze ai Beni Culturali mortificate e subordinate gerarchicamente... Le è perciò impossibile esercitare la sua funzione specifica: costruire mondi autonomi, possibilmente anche conflittuali tra loro (torna la parola conflitto, insostituibile in ogni concezione democratica )... Se si nega la legittimità e l'importanza del conflitto, se si pensa che la governabilità sia già un valore in sé, e che per facilitarla si debbano ricercare o addirittura costruire valori comuni, si nega proprio la libertà della cultura. La si trasforma in qualcosa d'altro, in educazione delle masse, in strumento di comunicazione simbolica dei progetti del potere. Qualcosa di troppo pesante per l'effimero, e di troppo leggero per competere con le culture forti del mondo, intimamente estraneo alla nostra contemporaneità, che puzza fortemente di vecchio. E che scade facilmente nel grottesco: ho ritrovato tutto l'americano del Kansas City di Alberto Sordi, nel grottesco jingle «I am Pd». Ho votato Veltroni, e in questa serie di sbagli non penso di aver sbagliato a farlo: ma, se lo avessi ascoltato prima, non so se avrei avuto la forza di farlo. Come Nanni Moretti (Palombella Rossa, un film profetico), credo che «chi parla male pensa male».


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saperi in gioco, domani è un altro giorno, la lunga notte


giovedì, 17 aprile 2008

Win Nothing Day


Le serate postelettorali passate tra lacrime e amarezza, le mestruazioni più dolorose  che mai, l’ennesimo matrimonio previsto per questo fine settimana non riusciranno a farmi perdere di vista le cose veramente importanti della vita: una sana follia, innanzitutto. Il nonsense lucido e tagliente dei sabotatori dei meccanismi dove si genera la normalità delle cose che ci circondano, me lo ricorda. Instillatori di dubbi, operatori del détournement riposizionano frammenti di realtà e ci fanno scivolare sulla superficie del presente. E allora, gentil* consumator* ed e/lettor* ecco a voi il win nothing day, variante del più noto buy nothing day. Il qualunquismo e il grillismo sono in agguato dietro l’angolo, lo so e mi spaventano. Ma qualcosa mi fa pensare che se vogliamo ridare un senso alla democrazia, alla repubblica, alle istituzioni di questo paese dobbiamo riconsiderare i modi in cui il rito elettorale sia impastato con altri riti del consumo e altri sensi del “partecipare”.

[deceptacon]

Win Nothing Day
Quanti giorni hai speso in un supermercato?
Quante volte hai creduto alle promesse di felicità con cui ti attiravano?

Questo Novembre in tutta Europa abbiamo organizzato un concorso. Sui
prodotti di negozi e supermercati abbiamo attaccato migliaia di
adesivi. Ognuno di questi invita a registrare un codice sul nostro
sito, www.compraconsumavinci.com.
Il sito si presenta come il peggiore di sempre: grafica povera,
inutili richieste di dati personali, caricamenti lenti. Per arrivare
fino in fondo bisogna essere guidati da una fiducia cieca, la stessa
che ci porta ogni giorno di fronte agli scaffali.
Ogni codice si rivela essere uno dei "fortunati vincitori", ma poco
dopo ecco l'amara delusione: hai vinto, ma in palio non c'è nulla. E'
una vita che partecipi ai concorsi, convinto di poter ottenere
dell'autentica felicità dal tuo acquisto. Forse è il caso di essere
più seri con se stessi.
Smettendo di consumare, ad esempio.
Almeno per un giorno.
Unisciti anche tu al Buy Nothing Day, la giornata
del non consumo.



Postato da: deceptacon a 10:10 | link | commenti
tecnologie incarnate, saperi in gioco, domani è un altro shampoo, la lunga notte


mercoledì, 16 aprile 2008

Il capolavoro

Liquidare la Sinistra

Veltroni e i suoi hanno raggiunto l’obiettivo di breve periodo fissato dopo la nascita del PD: liquidare la Sinistra in Italia; scrollandosi di dosso qualsiasi equivoca etichetta e additando le forze progressiste come l’anomalia del ‘900 e non ambivalente forza propulsiva di emancipazione. Molto si può imputare alla Sinistra Arcobaleno, certo. Ma mi fa rabbia ascoltare prediche qualunquiste che discettano di una Sinistra lontana dal suo popolo. Mentre in due anni di governo le sinistre sono state le uniche forze a tenere sotto pressione la maggioranza solo ed esclusivamente su questioni di rilevanza sociale. Fallendo.

In Parlamento non ci sarà opposizione. Il PD porta con sé i soliti, impresentabili boss dei due partititi che lo compongono. Più un nutrito gruppo di militanti di destra (tra cui Binetti, Calearo, Colaninno, Del Vecchio, Ichino, Serra…), new entry di nessuno spessore politico (tra cui Carofiglio e Madia) e qualche burocrate prelevato dalle amministrazioni locali.

Oltre la linea di confine

Qui non è solo una questione di schieramenti e appartenenze. Nel nuovo Parlamento, senza la Sinistra, i gruppi di Destra e di Centro condividono armoniosamente la trasformazione della costituzione materiale operata nel quindicennio 1993-2008: vi hanno compartecipato. La legge Bossi-Fini, la legge 30 (detta Biagi) e la legge 40 hanno radicalmente mutato i tratti sostanziali della cittadinanza in Italia. Quelle leggi stabiliscono che ci sono persone legali e persone illegali, che l’autonomia dei corpi delle donne è sottoposta direttamente al controllo della legge, che le conquiste del lavoro devono essere arginate nel nome del profitto. Esse però non agiscono solo al negativo: non si limitano a proibire e sottrarre, ma agiscono anche in positivo, stabilendo forme non scritte di tolleranza per l’impiego di manodopera clandestina; concedendo a chi ha soldi di recarsi all’estero per la pratica della riproduzione assistita; e infine promuovendo l’idea che l’occupazione, grazie alla precarietà, cresce quantitativamente e qualitativamente: poiché il avoro dipendente si starebbe gradualmente trasformando in autonomo.

La Destra rilancerà questo paradigma che il PD, rifiutandosi di rovesciare, ha dimostrato di condividere, nel nome del vecchio, vecchio mito della “crescita”.

Esito

Così a sessant’anni dalla Costituzione repubblicana Fini e Berlusconi non hanno ancora sottoscritto il patto antifascista che presiede alla vita comunitaria nazionale. Mentre Veltroni a Spello aveva aperto la sua campagna elettorale con un discorso da Ventennio, tutto modernizzazione e virtuosismo del capitale, cantando l’inno di Mameli e, tre giorni dopo, ricordando un militare italiano morto in Afghanistan nel nome del neo-colonialismo globale.

Non c'è che dire: un capolavoro. Come rovesciarlo?


Postato da: poorLeno a 11:00 | link | commenti (3)
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lunedì, 14 aprile 2008

Telencefali, telemarketing e televoti.
Un post nato contro il panico

Telencefali

L’amigdala, ci spiegava un bravo professore della ssis la settimana scorsa, è un’area che si nasconde in qualche luogo del telencefalo e da lì regola l’ansia, interferisce con l’ippocampo e quindi con la memoria, dando origine a quei noti blocchi, vuoti, buchi neri che qualunque studente conosce bene. È da ieri che la mia amigdala sta facendo le bizze: non ne vuole sapere di farmi concentrare, neanche per leggere il giornale come si deve, tanto meno per lasciarmi lavorare alle cose che devo assolutamente portare a termine. Ed è così che nasce questo post sconclusionato, un modo per allontanare il baratro senza lo xanax, come dicono questi tre e anche per lanciare ufficialmente il primo concorso di questo blog!

Telemarketing

Tutta la vita davanti: quante volte me lo sono sentita ripetere, insieme a tante altre pillole di saggezza che giungono puntuali quando cerco di far capire cosa significa il precariato nella realtà delle vite e nella quotidianità logorante e che vanno dal  “tutti abbiamo fatto la nostra gavetta” al  “ma da che vi lamentate: i vostri nonni lavoravano in miniera”, fino a risposte che vorrebbero essere di incoraggiamento, ma che finiscono con l’essere un modo sbrigativo per dire che come sei riuscita a cavartela fino ad ora, così ce la farai anche domani e dopodomani, mentre magari tu ti stai sforzando di fare un discorso più ampio che non riguarda solo te ma l’organizzazione sociale in generale.

Ora che incomincio ad avere “quasi” tutta la vita davanti, un film come quello di Virzì mi tocca e riesce persino a commuovermi. Sarà stato anche quello per colpa dell’amigdala impazzita? Cero è un film a volte sopra le righe, altre retorico e altre ancora che rischia di cadere nella macchietta e nella favola, ma è riuscito a sfiorare alcune mie corde molto sensibili al momento: dal mortale abbraccio gerontocratico in seduta di laurea ai penosi incontri con i vecchi amici in cui vien fuori gli unici laureati fanno i lavori peggiori, dall’impotenza e la distanza dei vecchi sindacati alla descrizione meticolosa del particolare tipo di alienazione che certi lavori portano con sé. Per certi versi è sembrato un film meno “politico” dello splendido “In questo mondo libero” di Ken Loach, pur seguendone alcune linee, prima fra tutte quella della femminilizzazione della precarietà, intesa non solo come mancanza di diritti o presenza delle donne, ma anche con il cambiamento delle stesse modalità di lavoro. In compenso Virzì riesce a cogliere alcuni aspetti che riguardano specificamente la società italiana, soprattutto quel linguaggio - non solo verbale ma fatto anche di abiti, tatuaggi, gesti e coreografie - che dalla televisione si irradia a ogni livello. Come nella scena delle premiazioni aziendali, in cui una giovane lavoratrice non si sa se più hostess, velina o jeune-fille, descrive il portachiavi vinto dalla protagonista, con una intonazione e una voce che mi hanno istantaneamente riportato alla memoria i pomeriggi di bambina a casa di mia nonna con l’immancabile Ok il prezzo è giusto.

Adesso mi è venuta voglia di leggere il libro a cui è ispirato il film: “Il mondo deve sapere”, scritto da Michela Murgia a partire dalla sua esperienza di lavoro nel call center di una ditta produttrice di aspirapolveri. E poi mi piace pensare a quel titolo come svincolato da un complemento oggetto: il mondo intero deve sapere, non questa o quella cosa, ma deve continuare ad avere voglia di conoscere, porsi interrogativi, esercitare la critica. Perché ci sia sempre qualcuno, come la bambina alla fine del film, che sogni di fare filosofia da grande…

 

Televoti

La cabina elettorale vi sta stretta? A Veltroni e Berlusconi preferite l’insalata? A Bertinotti l’uva passa che vi dà più calorie? Ecco qui un giochino che vi dà l’illusione di una certa partecipazione decisionale attiva e vi aiuta ad ingannare il tempo nell’attesa dei primi exit-poll: name the cat! Le camereseparate stanno per adottare un piccolo cucciolo di gatto, o meglio di gatta. Una micina di appena tre settimane dal pelo un po’ indeciso: tigrato, ma anche a macchie bianche e un musetto tenerissimo. Da brava gatta 2.0 il suo nome sarà frutto di un percorso partecipato, in consonanza con lo spirito dei creative commons. Vi butto giù delle indicazioni, ma voi sentitevi liber* di lanciare le proposte più strampalate. Al vincitore un pezzo di focaccia con le melanzane autoprodotto da deceptacon e una foto in esclusiva della micia (non quella di deceptacon, ovviamente).

Ecco i nomi che sono apparsi in questi giorni, in ordine alfabetico:

1)      Adua

2)      Aphra

3)      Attila

4)      Circe

5)      Felix

6)      Frida

7)      Gatta

8)      Giap

9)      Gilles

10)  Gina

11)  H

12)  Malika

13)  Margot

14)  Onan

15)  Osama (non si accettano le varianti Obama o Osanna)

16)  Panda

17)  PC

18)  Pixie

19)  Q

20)  Teheran

21)  Tiqqun


Postato da: deceptacon a 11:52 | link | commenti (14)
soggetti incarnati, domani è un altro giorno, la lunga notte, lanimale che dunque sono


sabato, 12 aprile 2008

Sinistra

“Dai microfoni su piazza e in tv. Tutto di basso profilo, qualche bugia, qualche furberia ma il quadro è chiaro. È il momento di pensare da soli, elettori maschi e femmine e giovani che avranno la scheda per la prima volta. Non affidiamoci agli umori, quelli che piacciono ai sondaggi. Come è successo al tempo del «Silvio facci sognare», lo slogan più scemo del secolo. Siamo alfabetizzati, abbiamo non solo speranze e delusioni ma comprendonio e memoria.

Gli elementi per valutare a chi dare il voto ci sono tutti, nel presente e nel passato prossimo. […] Per conto mio, tanto perché sia chiaro, voterò Bertinotti. So bene che la Sinistra Arcobaleno non ha dato tutte le risposte, ne ha date, siamo sinceri, solo alcune. Ma è la sola ad avere posto questi problemi. Ed è per questo che la si vuole cancellare dalla scena politica. Il più accanito sembra il Pd, come succede quando si ha che fare con il proprio passato, che non si riesce a elaborare e si vorrebbe liquidare. Bisogna essere ben obnubilati dalla passione, e forse da una certa angoscia, per accusare Bertinotti di aver «segato» l'albero di Prodi. Come fosse stato lui ad averlo fatto cadere, invece che Mastella, Dini e soci.

Lasciamo andare. Io voto Bertinotti perché voglio che una sinistra seria e non pentita resti su piazza. E perché la Sinistra Arcobaleno intende rielaborare tutto quello di cui sopra, e prima, e altro. Non sarà semplice, non dovranno essere loro soli. Tutti portiamo qualche livido addosso. Ma non siamo morti, né staremo zitti.”

[Rossana Rossanda, Pensiamoci – “il manifesto”, 07-04-2008]


“Allora votare per quel che passa il convento, visto che al gioco elettorale bisogna partecipare secondo le regole e i limiti elettorali. Perché non votare è già un voto, proprio come non decidere è una decisione. Voterò quindi Sinistra arcobaleno, sapendo però che il centro dello scontro politico oggi si situa altrove, e ricordando che mai un parlamento eletto ha approvato «buone leggi» senza una forte pressione dall'esterno. Tutte le riforme degne di questo nome, dal voto alle donne conquistato dalle suffragette, alle ferie pagate del fronte Popolare, allo statuto dei lavoratori dell'autunno caldo, al divorzio e all'aborto, tutto è avvenuto solo su pressione esterna da parte di movimenti di piazza, violenti e non violenti.

Il voto non cambierà molto (anche se un esito diverso negli Usa avrebbe forse risparmiato al mondo una guerra in Iraq). Però con le elezioni avviene quel che capita con le «libertà formali» che non rendono davvero liberi, ma la cui assenza rende davvero schiavi. Così il voto ha scarsa influenza, ma le società che non votano stanno parecchio peggio. Accettiamo quindi di (ap)portare la nostra croce.”

[Marco D’Eramo, La crocetta del cittadino – “il manifesto”, 08-04-2008]


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domani è un altro giorno, choose life, la lunga notte


giovedì, 20 marzo 2008

Life is life (?)

Sono passati 3 anni dal referendum sulla legge 40 e le cose sono precipitate in maniera drammatica. Da Santoro stasera c'è  Eugenia Roccella: voce melliflua, abbigliamento castigato, tacco barzotto, toni pacati e quell'aria forzatamente serafica che avevano le soffocanti catechiste della mia infanzia terrona, che parla di sorellanza e di “tutte noi donne”. Poi l'incommentabile Pezzotta, versione solo vagamente soft e snella di Ferrara. Poi dalla parte che dovrebbe essere delle femministe, Emma Bonino e Franca Rame: donne in gamba, al loro tempo, ma che ormai sono lontane dalla realtà e che fanno fatica a tenere testa a quei panzer ideologici del Family day.  Come durante la campagna per il referendum mi sento cogliere da una rabbia per come si parla di cose che riguardano le donne come se non esistessero, come se fossero delle mere incubatrici, come se un figlio si facesse da solo: poff entra lo spermatozoo ed esce un piccininn’: senza nove mesi di gestazione, di fatica ed emozioni, di relazione simbiotica e anche parassitaria, senza l’infinita altalena degli umori, i mal di schiena, il vomito, le paure, le ansie, i desideri. Senza quella relazione duale, unica, irripetibile e impossibile da cogliere neanche dalle più accurate ecografie, da cui nasce un bambino. Non la Vita, astratta, immaginata e visualizzata su quelle immagini degli embrioni che scorrono sugli schermi e che non potrebbero MAI vivere al di fuori di un corpo, della volontà e della vita stessa di una donna che decida di crescerlo dentro di sé. Ormai non basta più difendere semplicemente la legge 194, perché è all’interno di quella legge che si sta erodendo progressivamente la LEGITTIMITA’ e LIBERTA' della scelta delle donne, perché vengono sempre più private della libertà, della tranquillità, della gratuità dell’aborto. La delegittimazione avviene in tanti modi, attraverso la necessità di passare dal giudizio morale di chi vuole farti sentire un’assassina, dalla difficoltà di trovare medici disponibili, da chi ti prospetta un futuro di rimorsi e tormenti morali infernali. Non solo partorirai con dolore, ma abortirai anche tra atroci sofferenze. Basta, io non voglio più trovarmi a difendere la 194, voglio difendere il diritto delle donne a scegliere della propria vita e del proprio corpo, al diritto all’autodeterminazione. In questo momento Pezzotta si sta ergendo a difensore del "soggetto più debole", quello che deve ancora nascere e che "lui protegge allo stesso modo" cioè nell'inutile maniera astratta che non ha nulla a che vedere con le vite singole. Basta, su Formigoni al telefono mi sa che me ne vado proprio a dormire.

deceptacon


Postato da: deceptacon a 23:16 | link | commenti (1)
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lunedì, 10 marzo 2008

8 Marzo

In attesa di ricevere e postare le foto del LOTTO marzo barese di lotta in cui abbiamo distribuito prezzemolo, letto testimonianze e ballato, vi linko questo bel set di immagini della manifestazione di bologna, scattate da Maurizio Cecconi. Ah se questo palloncino potesse portare via con sè i vari Ferrara, Ratzinger e Ferretti!


deceptacon


Postato da: deceptacon a 19:18 | link | commenti (6)
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lunedì, 03 marzo 2008

Carcere caserma fabbrica.
Sovergliare ma anche punire, democraticamente

Le ultime candidature annunciate da Veltroni nelle liste del Pd lasciarebbero senza fiato qualsiasi cittadin* democratic* e consapevole di questa Repubblica:

Serra, Achille: poliziotto, attualmente Prefetto di Roma; deputato di Forza Italia nella XIII Legislatura (09/05/1996 – 29/05/2001). Uno dei grandi eventi per cui è stato chiamato in causa di recente è stata la mattanza degli inermi tifosi del Manchester UTD a Roma, prima durante e dopo la partita Roma - Man UTD (aprile 2007), su cui il Governo del Regno Unito ancora indaga.

Del Vecchio, Mauro: generale dell’esercito italiano; si è recentemente distinto in azioni di guerra in Kosovo (1999) e Afghanistan (2005-‘06).

Calearo, Massimo: segretario di Federmeccanica; leggere i suoi discorsi per credere: sembra una figura di "padrone" uscita da un romanzo di Dickens in versione postmoderna.


Postato da: poorLeno a 13:30 | link | commenti (6)
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